mercoledì 29 agosto 2012

Un post alla volta un giorno riuscirò a dire tutto. Forse.


Ho divorato un libro nello stesso tempo che impiego di solito per mandare a puttane tutto. Un giorno. Neanche ventiquattro ma qualche ora. Solo qualche ora di solito basta ed i dubbi mi assalgono, qualche ora e cambio umore, cambio opinione, un'ora, dei minuti per aprire la dispensa, il frigorifero e riempirmi, i minuti che si impossessano di me rendendomi un'automa che va a presentarsi pentito, in ginocchio davanti ad uno specchio d'acqua.
Tante altre cose che si possono fare in un giorno, ore, minuti, secondi. In qualche secondo ad esempio puoi dire qualcosa di sbagliato, qualcosa che a volte neanche tu vuoi dire ma lo dici e basta perchè pensi "chissà, magari se provo a  non essere me sarà meglio". No. Non è mai meglio, non con qualcuno che davvero conta.
Tornando al libro, bizzarramente mi sono accorta che sono partita descrivendo "un giorno" senza pensare al fatto che appunto il libro fosse "il giorno in più" di Fabio Volo. Inutile dire quanto io mi sia ritrovata in alcune pagine, inutile specificare che io mi sia ritrovata nei modi di vedere l'amore, alcune sensazioni, emozioni. E la cosa curiosa è che "otto" volte sulle "dieci" in cui mi sono ritrovata a piegare l'angolino in alto alla pagina per ricordami che li c'è una frase che potrei ultilizzare per descrivermi, qualcun altro l'aveva già fatto prima. Il libro non è mio, è della biblioteca anche se avrei voluto comprarlo, come vorrei comprare i libri che leggerò, ma per ora comprerò solo il più importante, quello la quale lettura ho interrotto per poterlo, appena posso, fare mio sul serio. Comunque boh, mi piaceva l'idea che qualcun altro avesse usato la mia stessa tecnica e per le stesse parole, lo si sa che mi faccio ragionamenti e film scemi e senza senso, pensando in questo caso "chissà chi è". Comunque sia sono giorni, anzi in realtà settimane e mesi che non riesco a scrivere molto, almeno non come prima. Ti ritrovi la pagina bianca davanti e non sai da dove cominciare, perchè tutto ciò che hai in testa e nel cuore preme sulla punta delle dita come quando la gente si ammassa per salire prima sull'autobus. Alla fine cacciavo fuori tutti, che poi in realtà era dentro. La verità è che forse, per una volta, sentivo il bisogno di dirle alle persone interessate, oppure anche ad una sola persona, dille a qualcuno che avesse voglia di ascoltarmi e prendermi con tutti i miei difetti. Ma nulla, alla fine mi ritrovo sempre qui a cercare, in qualche modo, di scrivere tutto, senza rendere nessuno davvero partecipe di ciò che provo, di ciò che sono. Ho deciso di restare in tema, mentre butto fuori un po' di tante cose. Cose che alla fine non sono tante ma valgono tanto.
Inizio con l'unica persona di cui io mi sia mai fidata completamente. L'unico che non è stato mai oggetto di mie paranoie e dubbi, l'abbraccio più lungo della mia vita, durato circa un'ora e non scherzo, ci stavamo riscaldando si, ma intanto entrambi eravamo d'accordo di abbracciarci forte. Con lui ridevo e parlavo sempre senza la mano davanti alla bocca, potevo farlo. Lui mi chiamava e ci raccontavamo la giornata o qualche aneddoto, avevo lui da chiamare e lui poteva chiamare me. Di lui mi fidavo, poi un giorno è crollato tutto. Un giorno e poi quello dopo ancora, da parte di terzi, per nessuna ragione precisa, delusa io e deluso lui. E li i dubbi che tutto quello in cui avevo creduto fossero solo un sacco di bugie. In realtà la mia è sempre stata una scelta equa, a me, in fondo, non interessava quella bugia, il fatto è che se poi iniziano i dubbi si sa come sono io che non smetto più. Eppure non ho mai smesso di volergli bene e di aprire la sua finestra chat per poi richiuderla pensando che non fosse il caso scrivergli, cliccare "mi piace" a qualcosa con la quale ero d'accordo, nella speranza poi che gli venisse in mente di scrivermi. Il sollievo che provavo quando ci rivedevamo il sabato e sembrava non essere cambiato nulla, il caloroso abbraccio di sempre, le risate, le chiacchere. Poi non l'ho visto per settimane. Fino a sabato scorso. In questo caso pochi minuti per sconvolgere le mie convinzioni, il fatto che ormai mi fosse indifferente. Pochi minuti: il rivederlo. Avevo timore che non mi salutasse più con il suo abbraccio caloroso e con il sorrisone, temevo un saluto freddo e distaccato, dato che si può dire che erano secoli che non ci sentivamo. Invece no. Appena mi vede sotto il portico di piazza Duomo, quello che porta al tram, sbarra gli occhi e con un sorriso urla il mio nome come fa sempre, spalancando le braccia. "Se prima non bevi non ti saluto bene però." Bevo, non c'è problema figuriamoci, poi lo stringo forte. Si distacca immediatamente e dice che sono dimagrita ancora e che devo smetterla, un po' con il cinismo di uno che è un pò brillo. Boh, in realtà non sono dimagrita, cioè io non lo vedo, però gli sorrido. Durante la serata ad un certo punto vado un pelino fuori anche io e finisco per cercarlo con lo sguardo, così, per parlare un po' di più con lui. Lo vedo sul divanetto di fianco al mio, alla fine frequentiamo lo stesso gruppo di gente. Parliamo un po'. E boh. Mi dice che adesso seriamente basta, che non devo dimagrire più e che da bimbominchiosetta emo che ero prima adesso sono davvero diventata bella. Quando ribatto anche una ragazza che ha a fianco mi fa tacere. Parliamo anche di altre cose, lui mi dice che non gli sembrava il caso di scrivermi e per questo non mi ha mai cercata. Ma ad inizio conversazione, mi chiede se mi fido ancora. Le parole mi escono dal cuore e dalla mente come se fosse facile, fidarmi di lui, intendo. Mi rendo conto che si, mi fido ancora. Un po' meno ad "occhi chiusi si", ma ora con tutti, però mi fido e lui per me è importante. Mentre parliamo ci guardiamo negli occhi, ripetiamo entrambi che siamo mezzi ubriachi, così, senza senso, parliamo di altre cose, tra ti voglio bene e mi manchi, poi ci allontaniamo. Nel corso della serata ad un certo punto mi ritrovo davanti ad una situazione che boh: sono in piedi tra la persona che conta di più per me, la mia ragione, però nessuno del gruppo parla e stiamo li tranquilli e dall'altro lato vedo lui in piedi, ride, scherza, in quella situazione per dieci minuti buoni senza esagerare, continuo a ciondolare con il voler rimanere li ma il volere anche fare qualcosa in più che star li tutti in silenzio, la testa mi gira, l'alcool è arrivato a destinazione e ad un certo punto anche le mie gambe, anche io senza chiedermi il consenso ho camminato nella direzione di quelle risate. Lo riabbraccio più volte, e sbam, forse sbagliando le parole per dirlo, durante il discorso mi dice che qualche giorno prima ha controllato sul mio profilo parallelo se magari riusciva a vedere qualcosa ma nulla, mi dice poi che con lui posso parlare della "mia anoressia", sbagliando decisamente a parlare ma gliela lascio passare, alla fine siamo entrambi un po' ubriachi. Il fatto è che in poche ore le mie convinzioni vanno in fumo. Non so cosa fare, cosa pensare, tilt. Non so se di nuovo fidarmi completamente, oppure rimanere così come sono anche con lui. Mi accorgo però che nel guardarlo durante tutto il tempo, i miei occhi sembrano aver ritrovato l'affetto di sempre, occhi caldi e pieni di bene, come se brillassero. Ultimamente però sono cambiata ulteriormente, anzi, in realtà sono uscita sempre più allo scoperto. Senza giri di grandi parole ho smesso di raccontare di me e mi sono chiusa sempre di più in me stessa. Quindi, anche se ne avrei terribilmente bisogno, non darò il libretto delle mie istruzioni a nessuno, saranno loro a capirmi. Chiunque. Ma soprattutto poi cosa dovrebbe rispondermi a tutti i miei scleri? Lo so già come la pensa, lo caricherei solo di parole inutili, anche se mi servirebbe. Chissà magari un giorno di questi gli scrivo e mi sfogo, in fondo, ho lui che potrebbe ascoltarmi. Mi limito a digitare il suo nome sull'applicazione di facebook per il cellulare, Alessandro come destinatario ed un "mi mancavi tanto" come testo del messaggio, quando ancora ce l'ho a pochi passi a chiaccherare con altri, verso le sei passate di mattina. La me stessa fredda vince, ultimamente è sempre più forte quindi non riesco ad abbandonarmi completamente e a lasciare che qualcuno mi scopra completamente. Ho paura di tenere a qualcuno, ad affezionarmi così tanto da permettergli poi di ferirmi. E' meglio essere una lastra di ghiaccio, un iceberg immenso e solo chi ha il coraggio di passare sotto, di restare nell'acqua gelida rischiando di affogare o morire assiderato, riuscirà a conoscermi. Ultimamente è come se dovessi proteggermi e basta senza pensare a nessuno.
Passo ad altro, mi sto dilungando troppo e penso proprio che sarà a lui che scriverò tutto ciò che penso, non ha senso dirle ad altri, ho imparato anche questo con il tempo. Lasciando perdere il fatto che già a questo punto dubito che qualcuno avrà continuato a leggere. A chi importa, appunto? E poi come al solito a parole non riesco a spiegarmi come vorrei, non come prima. Alcune cose possono anche essere fraintese. Sapete che dico a 'sto punto? Ognuno pensi ciò che vuole. Mi sto rompendo le palle anche di star qui a scrivere le cose, quando magari l'unica a leggerle sarò io stessa oppure qualcuno che non me lo dirà neanche. Eppure, ne avrei bisogno..solo sapere, un parere, un commento, qualcuno a cui importi minimamente, anche se neanche mi conosce.
Comunque l'altro giorno per farla breve ho iniziato a parlare con una persona con cui credevo che non avrei mai parlato così. A parte chi è stato con me a scuola o chi come lui mi abbia fatto discorsi sull'argomento, nessuno riconosce la mia parte intelligente. Non voglio peccare di superbia, ma so di essere intelligente. La mia fame di cultura, di sapere, sapere, sapere. E non sapere solo perchè sono tenuta a farlo, sapere perchè voglio. Ci sono gli intelligenti che si mostrano intelligenti e lo sono, ci sono gli stupidi che vogliono fare gli intelligenti e non ci riescono e poi ci sono io appaio stupida quando in realtà non lo sono per niente. Nascondendo, come sempre, chi sono. Proteggendomi, in realtà. Ma ultimamente mi rendo sempre più conto di quanto sia sbagliato non mostrare il libretto di istruzioni anche a chi vorrebbe conoscermi. Credendo che non voglia quando invece sono io stessa che ormai ho eretto davanti a me, sono diventata io stessa qualcosa di irraggiungibile.  [...]
I puntini tra parentesi sono perchè ne parlerò più avanti, perchè a 'sto punto, al solito punto "descriviamo l'amore o qualcosa che abbia a che fare con esso", mi blocco.
Tornando a ciò che stavo dicendo per una volta mi sono sentita libera di poter parlare di cultura, abbiamo parlato di libri, precisamente, mi ha stupito anche il suo parlare di me come se mi conoscesse, sembrava davvero conoscermi, sembrava capirmi, descrivendomi, come ho sempre desiderato che qualcuno facesse. Comunque adoro parlare di libri, come adoro passare le mie due solite ore immersa alla "Mondadori" di piazza Duomo la domenica mattina, quando tutti quelli che erano con me credono che io abbia davvero preso il treno per tornare a casa da Milano Cadorna. La verità è che impugno il mio biglietto giornaliero della metro, faccio retro-front, metro rossa, Duomo e scopro ogni volta qualche libro in più, da aggiungere a tutti quelli che devo leggere. Da sola, chissenefrega sono abituata. Adoro parlare di libri, adoro parlare di cose che so ma anche scoprire quelle che non so. Boh, credo che nell'intelligenza ci sia un fascino incredibile. E quando incontro qualcuno di intelligente non importa quanto oggettivamente possa essere brutto o di poca rilevanza, parlo, parlo, parlo senza mai sentire che io stia dicendo qualcosa di noioso, a volte mi chiedo anche se potrei mai arrivare a farmi piacere quella persona. SBAM. Punto cruciale. Parlerei di altre cose, tutte con un solo protagonista, ma i sentimenti, i pensieri, le emozioni e tutto il resto sono tornate a stringersi. Dovrei parlare di me, dovrei parlare di lui. Ma non ci riesco, forse ci riuscirò domani. Forse no. Forse boh, chissenefrega. Almeno qualcosa l'ho detta, che poi non ne freghi niente a nessuno lo so già ma di nuovo, chissenefrega. Ormai mi sono abbandonata al "fanculo, che ognuno pensi ciò che vuole." E poi non voglio neanche che qualcuno possa minimamente inquinare ciò che sento.
Non me ne frega più nulla di cercare di farmi capire. So chi sono e cosa posso essere, so cosa provo e so che sono vera. Chiunque voglia dubitare, io resto ciò che sono.

Ah, ho scoperto che le cavallette (o qualsiasi cosa sia quell'insetto simile che è entrato in soggiorno qualche ora fa) mi fanno schifo quasi quanto gli scarafaggi. Perchè cavolo non esce di qui? Ho già provato a lanciargli addosso i cuscini ma ogni volta si sposta prima, come mi scanso prima io, prima delle delusioni intendo. Per ri-farla breve.
No, figuratevi, non ho bisogno di sfogarmi con qualcuno, no, no. Mi sta solo scoppiando la testa. Per ora sull'autobus sono salite solo alcune cose, quelle più pesanti restano ad ammassarsi all'entrata/uscita. E la porta d'entrata/uscita da me è diventata decisamente minuscola, soprattutto per permettere alle cose indescrivibili di uscire, quelle che le parole sminuirebbero. Meglio tenersele per se. Anche se in effetti anche sul fatto che ho raccontato le parole hanno sminuito e non sono riuscite a spiegare, oltre le cose che non ho spiegato che tanto non ve ne frega niente..ma questo l'ho già detto. Bon, basta:
BOOM.

©GiuxB.

Nessun commento:

Posta un commento