venerdì 31 agosto 2012
Parte prima
Mi resterà sempre impressa nella mente quella giornata. Quel mercoledì. Ero una cavia, mi analizzavano, volevano tirare fuori chi sono, volevano che dicessi tutto di me così che loro potessero usare me stessa come arma. Illusi. Un'infermiera che voleva fare la carina ed una dottoressa dagli occhi azzurri e qualche capello biondo in testa, legati in una coda. Mi fissavano dai loro posti di comando e tentavano di tirarmi fuori tutta, fino alle budella. E se io non fossi un fottutissimo corpo? Se io avessi altro? Lo vedranno, pensavo. Poi, dopo un po' di bugie e qualche si o no, la domanda: "da quanto vomiti?", bene, inziamo: "verso giugno dell'anno scorso ho provato, però non riuscivo", le loro facce si rasserenano e tirano un respiro di sollievo, miss giudico chi sei impugna la penna e fa per scrivere, interrompo le sue convinzioni con lo sguardo freddo e tagliente che quando lo sento dentro gli occhi, permetto alle persone di vedere tutto l'inferno che c'è dietro: "poi ho imparato". Hanno davvero emesso un "aah" soffocato, colmo dell'odio che avevo mostrato, colmo della forza che avevo mostrato. Durante il resto della conversazione: bugie, bugie. Loro non vogliono sapere davvero chi sono, per loro sono solo un lavoro.
Torniamo ad oggi. Per quanto sia difficile restare nel presente: proviamoci. Ho capito se voglio scrivere qualcosa di poco confuso, devo dividere gli argomenti. Nella testa, fare ordine anche se è difficile e decidere cosa dovrò buttar fuori per primo. Iniziamo. Me stessa. Quante volte ho pensato a fare qualcosa per me stessa? Quante volte ho messo me prima degli altri? Quante volte ho evitato di descrivermi e spiegarmi solo perchè sapevo già che non mi avrebbero capita? Nessuno, a parte che c'è dentro. Non so perchè sento la rabbia crescere ed il ghiaccio farsi sempre più resistente. Potrei addirittura diventare un enorme cristallo. Brillerei alla luce del sole, senza sciogliermi. La rabbia cresce e mentre le butto fuori le parole mi appaiono taglienti, io, sono tagliente. Faccio del male alla gente ma la verità è che prima di fare del male a loro faccio del male a me stessa. Poi loro fanno del male a me ed io ricambio rimanendo fedele alla "legge del taglione". Occhio per occhio, dente per dente, solo che poi finisco per accecarli completamente o a strappargli via la mascella intera, così, tutto d'un tratto. La verità è che se proprio nessuno vuole descrivermi, se proprio nessuno vuole una fottutissima volta farmi sentire capita, se proprio nessuno mi capisce, io non tenterò di spiegarmi. Giochiamo secondo le vostre regole, è questo che volete. Così vi sarà facile credervi vincitori. Bene, avrete soltanto barato. Ingannato. A voi non frega niente di chi io sia in realtà. Non ve ne frega niente. Ebbe sia, sarò finta, ingannerò anche io le vostre menti limitate. Vi ingannerò, giocherò con voi, con i vostri pensieri. Sarò una squallida puttana che si diverte a dare pezzi di se ovunque e sapete qual'è la cosa migliore? Non sarò io per niente, non perderò niente perchè non sarò niente. C'è anche una cosa più bella: è da un bel pezzo che gioco al vostro gioco e con le vostre regole, l'avete voluto voi. Ovviamente non sono finta con tutti, non sono spietata con tutti, ci sono le eccezioni. A parte chi c'è dentro, loro due, lui, la mia migliore amica ed un altro amico, quello di cui parlavo nello scorso post e poi qualche altra persona che comunque non mi ha mai fatto nulla di male quindi mi fa indifferenza. Con questi ultimi mi comporto di conseguenza. Gli altri vanno a scatti. Non lo faccio apposta o per prenderli in giro, davvero a volte mi mancano e a volte no, a volte me ne frega e a volte anche se li vedessi bruciare non muoverei un dito. Ma anche le varie eccezioni a volte sembrano non conoscermi, solo che per loro farei di più. Soprattutto per loro due e lui, mi sacrificherei. Ed è normale che non mi conoscano completamente dato che io stessa do rare occasioni per farlo. E' che vorrei che lo facessero loro e se lo fanno che me lo dicessero. Ne ho bisogno. Io ne ho bisogno. So di essere complicata, ma il fatto è che dietro la facciata che sono costretta a portare, c'è solo una persona vera. Vorrei che lui la vedesse per com'è e capisse sul serio che sono proprio come lui. Vi fanno paura le persone vere? Non sto dicendo vive, perchè non lo sono e questo è un altro discorso. Ma vere, quelle che le cose che dicono sentono, quelle leali, quelle..io. Dovrei forse dare delle istruzioni? L'accesso al pulsante nascosto che vi permetterà di distruggermi per sempre? Scopritelo. Scopritelo qual'è l'unica cosa che potreste fermare in una persona "non-morta". Lo sapete, voi? Anche adesso, non sono mica stupida a dire tutto, chi deve sapere sa e chi mi ha "guardato attraverso" sa. Bene. Me stessa. Sbaglio, per una volta, a decidere per me stessa? Forse si, per i canoni imposti da quella che è definita "normalità". O forse no. Per ora lo definisco un aver preso solo due scelte giuste: in silenzio, restare ogni giorno. Resistere, crederci, crederci sul serio. Perchè io non faccio o provo qualcosa pretendendo di riceverne in cambio. Non mi interessa di ricevere qualcosa in cambio. E poi, quella che sto prendendo adesso: scegliere di fare la scelta che altri reputano sbagliata.
Non ho finito di sfogarmi, tornerò nel prossimo post e sicuramente con millemila cose da dire, per ora non ho voglia e si è fatto tardi. Quindi questo resta un po' a metà, ma forse è anche che 'stasera un po' mi sono sfogata parlando con delle persone.
Non dirò adesso qual'è la scelta, non la spiegherò. Sarà solo, per una volta, una cosa fatta per me stessa. Per ora dico solo: scegliermi.
Bon, saluti, al prossimo post. Che ognuno pensi ciò che vuole di me, io tanto saprò sempre chi sono.
©GiuxB.
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