martedì 31 luglio 2012

Sfoghi che servono ma che non dicono tutto e non ci riusciranno mai.


E vorrei solo potermene fregare, essere normale. Forse sono io che non voglio essere normale. Io non sono normale e non posso esserlo. Non sono come tutte le altre ragazze. Non sono una ragazza bella, felice, spensierata. Al massimo alcune volte, rare, sono carina. Ma nulla di più.
Non ho un bel fisico, non ho un bel viso, non divento ogni giorno più bella anzi, mi imbruttisco.
Non riesco a fregarmene di ciò che realmente mi importa.
Non riesco a fregarmene del veder star bene le persone a cui tengo.
Non riesco a fregarmene di chi fa di tutto per schiacciarmi perchè ha ragione. Perchè alla fine finisco per credere più a loro e a me che a chi dice che vado bene così.
Non ho la mente piena di arcobaleni e sogni. Di sogni ne ho solo uno, uno che emana una luce immensa seppur sia come una piccolissima candela in mezzo al buio totale.
Non ho dei genitori perfetti, dei genitori che possano essere definiti tali. Mi vergogno di mia madre, ho un padre che a causa delle continue delusioni ha imparato a fidarsi solo di se stesso e secondo lui anche io dovrei farlo per evitarmi le delusioni che ha avuto lui. Nella mia famiglia niente abbracci ne saluti affettuosi ne lacrime quando uno di noi parte, nessuno da la buonanotte a nessuno, nessuno mangia a tavola tutti insieme tutti i giorni. Niente alberi di natale o feste di compleanno.
Non sono la ragazza che qualcuno ha paura di perdere.
Do agli altri quello di cui avrei bisogno io. Ho bisogno di qualcuno che sostenga me, per una volta, ma non c'è e non perchè non ci voglia essere, ma perchè io mi erigo attorno muri che nessuno potrebbe oltrepassare. Perchè sono brava ad assecondarli e lasciarli credere che io sia qualcuno che non sono, perchè ci gioco, con le loro menti. Non mi fido degli altri perchè in realtà sono io stessa a non f idarmi di me. Perchè se non posso essere abbastanza per me non sarò mai abbastanza per gli altri. "Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza". E chi deve sapere sa, niente di più a qualcuno che so che non potrebbe capirmi e non potrebbe spaventarsi, nel vedere che non sono quella che sembro.
 Io non esisto. Dovrebbero capirlo tutti. Io non esisto. Sono così grande dentro ma allo stesso tempo non voglio pesare sulla vita di nessuno, come vorrei che nessuno scaricasse tutte le colpe su di me, le colpe che non mi appartengono.
Paradossalmente voglio dimostrare di essere tanto grande e immensa d'animo ma allo stesso tempo non voglio avere peso, non sono egoista ne faccio la vittima, occupo poco spazio, pochissimo in realtà, per consentire agli altri di non avere pesi in più nella propria vita. Dimostrare agli altri che posso essere immensa anche in un piccolo e fragile corpo, che posso essere forte in un corpo fragile, perchè io non sono un corpo. Non sono una pelle o due occhi grandi spenti/accesi/spenti/accesi come se ci fosse qualcuno dietro a premere per gioco l'interruttore. Non sono due braccia che stringono, dovrebbero guardare oltre quell'abbraccio, ascoltarvici ciò che non dico. E se potessi restringere il più possibile ciò che vedono, allora vedrebbero chi c'è dietro in realtà. E chi voglio essere per gli altri occuperebbe lo stesso spazio che vorrei occupasse.
Sono quella che delude. Quella che piange, quella che trattano male perchè sanno che ci sarò sempre lo stesso.
Sono quella che si conosce e sa cosa vorrebbe. Sono quella che farebbe e fa di tutto, tutto il possibile per ottenere ciò che vuole e alla fine lo ottiene. Quella che se afferma una cosa a cui tiene ci tiene davvero e sa di poterla mantenere.
Quella che fa caso ad ogni piccola parola che dice o dicono, ad ogni piccola cosa che non quadra.
Quella la quale intuito non sbaglia mai.
Quella che sa chi è più di chiunque altro anche se gli altri dicono che in realtà non lo sa.
Ok, nella mia testa vagano nel buio tante voci, tante voci che mi comandano come se fossi una marionetta, una bambola dagli occhi vitrei che si muove a comando. Ma sono io, quelle voci. Quelle voci hanno la mia voce e quelle voci sono me. Perchè sono mostri che mi vivono dentro dalla nascita, cresciuti con me. Sono io. Sono io che non mi reputo abbastanza, sono io che mi reputo un peso, sono io che mi urlo delusione appena qualcosa non va.
E poi, sono perfida, perfida sul serio e rare persone lo capiscono.
Sono un paradosso vivente, un controsenso, una contraddizione. Perchè nonostante io voglia il bene per gli altri, faccio a loro quello che fanno a me. Mento. Fingo. Li uso. Chi deve sapere che sono sincera e lo sono sul serio sa, con loro sono la persona più dolce di questo mondo, dell'universo intero e di qualsiasi altra cosa. Ma gli altri sono i miei burattini. Per questo, i mostri che ho in testa, sono me. Gli altri li tratto male, me ne frego, quando la mia personalità cambia, quando vengo trattata male loro sono il mio specchio. Li manderei al suicidio, con le mie parole taglienti. Dico loro quanto non siano abbastanza, dico loro quanto siano inadeguati, quanto dovrebbero cambiare.
Perchè nessuno lo dice a me?
Perchè tutti si sforzano di fare i carini e di dire che vado bene così?
Perchè nessuno vede ciò che sono?
Una cattiva persona. Ed è inutile scaraventare colpe su chi non ne ha. Non c'è Ana, non c'è Mia, non c'è chi urla tagliati o scottati o ucciditi. Ci sono io e della mia testa sono io la padrona. E appunto dovrei uccidermi per far passare quelle voci. Per uscirne, se ne esce solo così, ti resta dentro, il mostro, fino alla morte. Sei tu il mostro, sono io il mostro. La nostra anima è il mostro. E' noi stessi. E chi ne è apparentemente guarito sta solo nascondendo se stesso. Sta recitando qualcosa che non gli appartiene. Una vita finta, finti vivi. In realtà siamo tutti finti vivi.
Sono quella che aspetta di poterli sotterrare con una sola parola, con due, con una frase e loro subito dopo si sentirebbero esattamente come mi sento io. Sono acida, sono scontrosa. Ma anche in questo metto ciò che vorrei facessero gli altri a me.
Perchè hanno paura di ferirmi? Io fingo, io non provo nulla, io non provo amore per nessun altro, non adoro nessun altro, non darei il mondo per nessun altro, non salverei nessun altro se non tre persone contate e lo chiarisco dall'inizio, sono gli altri poi a vedere in me ciò che non sono. Io sono sempre io. Si, ci può essere quella persona a cui tengo più degli altri, persone a cui voglio un minimo di bene, ma faccio a loro ciò che vorrei per me e basta. Le ascolto, le capisco, guardo a fondo in ogni comportamento e non do per scontato nessuno, so che tutti ne avrebbero bisogno come io ne ho bisogno. Perchè nessuno ascolta me?
Perchè nessuno mi capisce?
Perchè mi si mettono contro tutti e al massimo chi non non lo fa è chi ci sta passando e sa di cosa avrei bisogno, perchè?
Perchè tutti mi scaricano colpe che non dovrei avere e faccio il possibile per far si che non mi appartengano e alla fine me le trovo nella "fedina pensale" lo stesso?
Non lo so neanche, boh, mi contraddico. Ho un caos in testa, riguardo le mie relazioni con gli altri. Perchè come mi trattano li tratto, ma allo stesso tempo li ascolto e li capisco e non li odio. Non riesco ad odiare. Guardo a fondo tutti. Vorrei che gli altri guardassero a fondo me.
Le persone mi provocano assuefazione, ogni volta ci vuole una dose maggiore di carattere, personalità, tutto per farmela bastare e non far si che venga dimenticata e messa da parte, per quanto io possa tenerci. Loro non sono all'altezza perchè io non sono all'altezza.
Non so neanche se arrivato a questo punto, chi mai avesse avuto la voglia di leggere, abbia capito qualcosa di tutto ciò che intendo. Ci sono molte altre cose che non ho detto, molti altri pensieri, molti altri paradossi, molte altre verità. Per ora però penso basti così. Giusto per sfogarmi un po'.
Le parole alla fine non spiegano tutto per filo e per segno, alcune parole in grado di spiegare credo non siano neanche state inventate, per questo motivo alcune cose ti restano dentro a consumarti, ad aspettare che tu trovi un altro modo per farle uscire. Le parole a volte non valgono, la stragrande maggioranza delle volte. Le parole sminuiscono e troppo. Perchè le parole sono state inventate da altri e come possono gli altri spiegare e capire completamente quello che hai dentro, senza conoscerlo? Non sono tutta parole io, io vado a comportamenti, a dimostrazioni. Sono gli altri, siete voi che non riuscite a vedermi ed io mi farò vedere. Solo chi riesce a guardarmi davvero, chi mi guarda negli occhi, osserva, analizza, va oltre ciò che sono superficialmente, oltre le mie stesse parole.. ha la possibilità di scoprire chi sono in realtà.
Ripeto, io non sono una persona come tutte le altre. Non sono normale. Che poi mi chiedo: normale rispetto a cosa? Chi mai ha avuto l'autorità di decidere cos'è giusto e cos'è sbagliato? Cos'è sano o malato? Cos'è normale o no? Se sei vivo quando respiri e se sei morto quando non respiri più?

©GiuxB.

2 commenti:

  1. Mi rivedo cosi' tanto in quello che hai scritto,ma non so se ho superato quello stato d'animo che tu vivi...credo di no,non positivamente, ma ci convivo e lotto.

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  2. riesco a percepire il tuo dramma di comunicazione..
    quella paralisi capace di afferrarti e scaraventarti giù in un pozzo..senza uscita senza entrata..
    e soccombi nell'indecisione..
    e non ti senti di essere..
    avverti l'inerzia della vita che ti trascina..
    e ti fa rabbia..ma non puoi neanche arrabbiarti..



    se vuoi passa da me

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