giovedì 8 novembre 2012

chiudi gli occhi e ascoltami nel buio


Devono smetterla. Devono lasciarmi in pace. Devono smetterla. E quello che faccio è sbagliato, quello che non faccio, quello che potrei fare, quello che dico, quello che non dico, come dovrei essere, chi dovrei essere. Iniziano pure di prima mattina. Mi urtano, mi irritano, mi fanno schifo. Ad iniziare da mia madre con quella cazzo di sveglia di merda. E la sua voce del cazzo. Pure quando parla da sola nel sonno o si alza di scatto, le strapperei le corde vocali e l'apparato respiratorio tutto intero. Non sopporto la sua voce. Ancor meno il fatto che io l'abbia sentita parlare normalmente rare volte. Urla sempre. In qualsiasi occasione. Urla per tutte le sue lamentele del cazzo e mi urta l'anima anche mentre nessuno se la sta filando ma lei continua e continua e continua. Mia sorella che non si vuole alzare perchè io sono a casa e vuole rimanerci anche lei. Sono stanca ed è appena iniziata la giornata, e prima di tutto ciò altre cose che mi hanno fatto girare i santissimi nervi, ma racconterò dopo. Mia madre che si lamenta, che urla, che muove le mani, che sbatte i denti. Mentre urla ho gli occhi chiusi e dopo una notte insonne cerco di dormire. Mentre urla visualizzo la sua immagine. Quei capelli corti, neri, crespi, schifosi, quella lingua tagliuzzata, quella gola che anni ed anni fa ingoiò candeggina per poi essere liberata dalla fatidica "lavanda gastrica". Quella voce, quel respiro, le sue labbra, i suoi occhi, i suoi modi di fare schifosi. Urla, mi tappo le orecchie, i lascio sfuggire "ma basta, stai zitta un po' e fammi dormire". Ed inizia a lamentarsi anche con me, a dire che non è la schiava di nessuno, a dire che non ne può più di fare 'sta vita di merda, rinfaccia, mette di mezzo cose che non c'entrano. "Non solo tu hai il diritto di soffrire" penso. Ma sto zitta che è meglio e premo forte, schiaccio forte le dita contro le orecchie. Gli occhi sono aperti. Guardo in basso e lei si muove. Vedo i suoi piedi ma non sento nulla. Solo il mio battito. Penso che in momenti così, è dannatamente rilassante la momentanea sordità, il silenzio, la calma. Ma interrompo, le dita, le orecchie mi fanno male e cedo pian piano. Inizio a sentire tutto. odio i rumori. Odio. Odio. Odio. Mi strapperei la pelle, mi strapperei i capelli, mi strapperei la testa, mi strapperei il cuore. Inizio a sentirli tutti. Mia sorella che poggia i pieni per terra. La mano pesante di mia madre sul cuscino. L'acqua che scorre. Mia sorella che scarta una merendina. Accartoccia l'involucro. Apre il cestino della spazzatura. La carta che tocca gli altri rifiuti. Mia madre che deglutisce. Uno biascicare. La voce di mia madre. Poi quella di mia sorella. La spazzola che dopo essere stata usata viene posata con forza sulla lavatrice. Mia madre che alza la tapparella della cucina. L'anta della dispensa che sbatte. Una cerniera che si chiude. Uno biascicare. Il mio respiro. La mia schiena pressata contro il divano. La voce di mia madre. Piedi che sbattono. Mia sorella che si lamenta. Rumori. Rumori. Rumori. Dentro, fuori, attorno a me. Dappertutto. Non li sopporto. Mi viene da urlare. Vorrei urlare. Vorrei piangere, sto per farlo. Stringo i denti. Non devo. Scaravento dentro le lacrime. Le incateno. Tra pupilla, iride, cornea e realtà. Non lascio che sfuggano. Tengo le mani sui capelli. La goccia che fa traboccare il vaso. Altri biascichi. Altre parole. Un'altra carta di merendina pressata dentro lo zaino. Aiuto. Andatevene. Andatevene. Non riesco più a controllarmi. La mia voce emette un lamento soffocato. "Dai però, andatevene" dico a bassa voce. I passi si avvicinano alla porta. La chiave nella serratura. La mano sulla maniglia. Le rotelline del carrellino dello zaino contro il pavimento. Non ne posso più di tutti 'sti rumori. Persino i miei capelli che strisciano contro i cuscino. La porta che sbatte. La chiave nella serratura. Le loro voci nel corridoio. I loro passi. Le scale.Il portone metallico sbatte. Il silenzio. Sono ancora nervosa, mentre sopportavo tutto ciò pensavo alla possibilità di prendere ed in un raptus di follia: tagliarmi le vene. "Avete vinto voi", scriverei. Oppure "Game over" per me. Abbandono il pensiero. Appoggiare il braccio sul fornello acceso? Così, per non sentire niente? Abbandono anche questa per dei motivi precisi. Ho ancora delle cose da fare e non posso permettermi di arrendermi. Io non mi arrendo, non mi do per vinta. Non so cos'ho. Non so perchè ogni minimo rumore prodotto mi dia fastidio qui. Soprattutto in 'sti momenti. Inizio a non sopportare neanche quello delle mie dita che sbattono contro la tastiera. Il mio braccio che sfrega contro il piumone che ho addosso. Ho dormito si e no due ore. E la giornata, com'è finita in: paura, beh, è iniziata. Ma come ho detto prima, preferisco raccontare dopo la parte che riguarda mio padre. Fatto sta che appena quelle due sono uscite di casa, non sapevo cosa fare e per non rischiare la scatoletta colorata o di buttarmi su altro cibo oltre quello già consumato come colazione per finire quindi sullo "specchio d'acqua", ho afferrato questo aggeggio, l'ho acceso tremante, ho digitato la password e mi sono catapultata a scrivere. Ah, mi sa che oggi scriverò dei vari ricordi che mi sono tornati in mente durante la notte ed anche prima. Ma che ne so cos'ho, sono pazza? schizzata? Perchè non sopporto nulla? Prima ho pensato, tanto per rimanere in tema "cause dell'insonnia" che per me non è un "tutto scorre silenziosamente", per me ogni cosa fa chiasso, casino, caos, rumore, striduli come quello delle unghie raschiate sulla lavagna, come la forchetta raschiata sul piatto. Anche nel silenzio c'è rumore assordante. Anche in uno sguardo. Anche nel cielo. Anche nel cuscino prima di dormire. Anche i muri, i muri, i passi dei vicini, il letto di quelli al piano di sopra. Anche in un gesto. Anche in una ferita. Anche in una lacrima. Anche in un urlo soffocato. Un urlo che c'è, ma si sa che l'essere umano sente solo i rumori, i suoni più rilevanti, gli altri passano in secondo piano, per non parlare di quelli che appunto, neanche possono essere percepiti. Un esempio, banale direte? il fischietto per i cani.
Eppure giurerei, giurerei di sentirle le anime urlare. Di sentire la mia, di sentire la loro, di sentire tutte quelle urla, tutti quei rumori preclusi all'udito di tutti. Di sentire il dolore, di sentire. Sentire, sentire con tutti i sensi. Magari per qualcuno, magari per tutti, tutto ciò che dico non ha senso. Anche il titolo ha senso, ha tantissimo senso, significato, ma come al solito il mio è un: chi vuole intendere intenda.

©GiuxBones.

mercoledì 7 novembre 2012

reminescenze che uccidono

Stringo i denti e di nuovo non piango. Un film scorre in tv, attori che recitano in vite che non sono le loro. Un po' come me. Lo stesso film che mi scorre spesso in testa: "la prossima vittima", il titolo. Una ragazza uccisa definitivamente da un enorme oggetto di vetro, trasparente, in un modo cruento, mentre chi teneva a lei può sentirla agonizzare, può sentire le sue urla, soffocate e non. La prima volta che lo vidi ero piccola in quel divano verde. La copertina che mi piaceva tanto e che alla fine mia nonna mi aveva regalato, mi copriva. Non c'era mio padre a tenermi tra lebraccia sulla sua poltrona, era già andato a dormire. Ero a casa mia. I miei giochi, i miei desideri, la mia cucina, le mie foto, i miei spazi, il mio giardino. Mia madre a fianco a me. Mia sorella era già nata e mio zio già un ricordo. Io mi stupii nella scena del funerale della figlia, dove la madre si lascia sopraffarre dal divertimento nel vedere un'anziana signora scivolare su un giocattolo. La scena dove la bimba rimasta macchia un cuscino con del gelato, chiede aiuto ed il padre, si, credo sia il padre, lo lava. La disperazione della madre, perchè l'odore della figlia defunta sul cuscino non potrà sentirsi mai più. La prima volta che lo vidi, tutto questo, seppur simbolicamente, non era ancora entrato a far parte di me, o meglio, non potevo ancora accorgermene. La prima volta che lo vidi nessuno aveva ancora fatto si che qualcosa di trasparente ma pesante interrompesse tutto. La prima volta che lo vidi mio padre mi teneva ancora tra le braccia, anche se a volte si comportava male, mi teneva ancora tra le braccia. "La vita continua" dice lei dopo che chi ha ucciso sua figlia viene assolto. Ma se la vita non è mai iniziata? Ogni ricordo bello che ho, più ci penso e più ci vedo dentro fantasmi, mostri nascosti, illusioni, falsità, schifo. Così non ho più ricordi belli. Neanche la mia copertina. Ora ha un taglio di lato, eppure la uso ancora. Eppure appena io mi sono danneggiata, nessuno ha continuato a starmi accanto. Mi chiedo sempre, ricordando appunto quel film, se io morissi, a chi importerebbe? La prima volta che vidi quel film, l'orologio a pendolo sulla parete oscillava e batteva ogni ora, si fermava ed aveva bisogno della sua chiave per far si che continuasse. Stringo i denti e di nuovo non piango, guardo indietro e vedo solo fango.

©GiuxBones.