lunedì 29 ottobre 2012

Non sono solo lettere, ci sono pezzi di me anche tra le righe, in trappola.

Ieri è andata a finire davvero male. Con un mio urlo soffocato. Il fatto è che non provavo dolore fisico. Tutto per un "vi farò vedere io" di risposta da parte mia alle sue cattiverie quali "obesa, fai schifo" e blabla. Un "vai a fare la madre preoccupata da qualche altra parte" a mia madre. Il fatto è che è pure convinto quando dice che mi manderà in manicomio, quando dice che do solo fastidio, che sono inutile, che devo andarmene e tutto il resto (troppe cose). Quando poi mi ha lasciata stare e continuava io placavo il nervosismo e l'istinto di ucciderlo con le mie stesse mani mordendomi davvero forte. Non potevo ricorrere alla scatoletta colorata date "mia madre e mia sorella" in casa. Ora si comportano tutti come se non fosse successo nulla. Ma ancora più di tutto, ciò che faceva più male era il non aver nessuno con cui parlare, qualcuno che mi risollevasse un po' il morale, boh qualcuno che mi dicesse qualcosa anche senza senso, che mi parlasse e basta, qualcuno da poter cercare davvero nel momento del bisogno. Mi sono addormentata tra le lacrime e..sola. Avevo bisogno di sentirmi meno sola. Ascoltata. Almeno un po'. Ma ha ragione Davide, a dirmi che "Ci sono cose che non puoi delegare, fardelli che non puoi appoggiare anche solo per poco sulle spalle di qualcun altro solo per riposare i piedi doloranti. " Il fatto, poi, è che solo con una persona avrei voluto/potuto parlare. "Sto bene io, sto bene." Più lo ripeto e più mi sembrano solo stupide, insignificanti, futili lettere, per questo vario e dico "normale" quando voglio esser sincera, omettendo però cosa ci sia dietro/dentro. Non ho nessuno e mi viene da piangere anche adesso. Ho paura ma non sono paralizzata, vedo la gente camminare, parlare, dire, fare, fingere, mentire, ridere, vivere, vedo la vita degli altri scorrermi davanti, vedo/sento/ascolto/capisco ciò che una persona vuole dire, urlare, provare, ciò che una persona è. Lascio che li poggino, quei piedi doloranti. Anche al mio peggior nemico presterei attenzione, ascolto. Anche agli sconosciuti permetto di fare di me un punto di riferimento, qualora ne avessero bisogno. Tutti hanno bisogno di qualcuno che sia disposto a vederli per come sono davvero e non per le parti che recitano ogni giorno. Quando però sono io ad aver bisogno di due braccia tra le quali piangere non trovo nessuno. Le lacrime spingono sempre più. Vedo il mondo, la tv, gli animali, le vite scorrermi davanti, anche la mia, non sono paralizzata, corro per inseguirla, non la raggiungo mai. Farebbe bene ogni tanto essere io quella di cui qualcuno si preoccupa. Avere qualcuno che a me ci tenga, qualcuno per cui essere importante, qualcuno che mi chieda come sto interessandosi davvero, anzi, che me lo veda negli occhi e che mi stringa forte, senza dire nulla. Qualcuno che mi capisca. Qualcuno per cui non essere un peso. E non volesse dirlo al mondo, che lo dimostri almeno a me. Chiedo troppo, mi spiace. Non so neanche perchè mi sono sfogata qui, sono pur sempre davanti ad un qualcosa alimentato da corrente elettrica, schermo dieci pollici ed una scheda madre a fare da cuore. Davanti a dei pixel che non sanno ascoltare, abbracciare, tenere per mano. Solo formare, dar forma al mio provare a buttarmi fuori. Ma più mi butto fuori, più mi accorgo di quanto sia sbagliato, di quanto io sia sbagliata. Perchè ciò che sono rimane intrappolato tra nero e bianco, non può essere preso per mano, non può essere rassicurato, non può essere salvato. Quando spegnerò questo aggeggio, altri più piccoli o più grandi potranno leggerlo, ma saranno pur sempre emozioni, sentimenti, pezzi di me che gli altri vedono come solo lettere, solo parole, eppure non lo sanno che per me vale tanto riuscire a dire qualcosa di vero, di mio, almeno una volta. Avere l'illusione, ora, di aver parlato a qualcuno, di avere qualcuno. Tutto questo fa schifo, fa schifo. Vorrei avere la possibilità di premere l'interruttore del dolore anche io, ogni tanto. Vorrei premere l'interruttore e annullarmi. Vorrei poter premere l'interruttore qui ed andare/parlare/vivere(etc.) guardando qualcuno dritto negli occhi, senza vederlo, attimi infiniti dopo, andar via, scappare, ignorarmi.

©Giux.

lunedì 22 ottobre 2012

ho bisogno di certezze, quando non ho più carezze

 Lasciarsi quindi consumare dall'orgoglio o essere forti ancora una volta? Prendendosi il vuoto pesante, il mal di testa, la confusione, i dubbi, il trucco colato e gli occhi rossi? Sorridendo davanti a tutti, piangere davanti a nessuno? Non so esattamente cosa scriverò qui, lascerò semplicemente che le dita scorrano sulla tastiera raccontandomi, osservando un po' alla volta, con i miei occhi ancora, quanto sia incredibilmente facile per il nero sporcare il bianco.  Sarò anche confusa, senza seguire nessi logici. Parto con la frase iniziale, la stessa che dentro ha altre millemila parole non vuote. Come tutte quelle della gente tranne Davide, penso. Mi guardo indietro ed è incredibile quante persone dicevano che ci sarebbero sempre state, che mi volevano bene e me ne avrebbero voluto per sempre, io ero importante, io ero una bella persona, io questo, io quello, loro qui, loro al mio fianco. Anche io, a dodici anni circa, facevo lo stesso errore con tutti, una parola detta provandola ed una detta per cortesia avevano ovviamente un valore diverso, ma la stessa forma. E se non impari a conoscermi, a vedermi dietro ciò che fingo di essere, non riuscirai mai a cogliere l'essenza di ciò che sono. Adesso guardo indietro, ma posso guardare anche avanti e continuare a vederli lo stesso, quando mi passano davanti e nessuno, nè me nè una persona a caso tra quelle, facciamo un cenno di saluto. Come se non ci fossimo mai conosciuti. Il fatto è che non me ne frega un cazzo, merito dell'abitudine e del mio essere orgogliosa. Non mi fido. Ed ogni giorno sempre più ho la conferma di quanto io faccia dannatamente bene. Con il tempo, ho fatto si che mi fosse possibile costruirmi attorno un'armatura tutta mia, sbagliando forse, per una volta pensando a me stessa, strano, menomale direi a 'sto punto. Quando lo sono non sono la classica persona cattiva, sono perfida e crudele, ferita allo stesso tempo, vera. Dannatamente vera in ogni minimo dettaglio. Mi è facile, dato che nessuno si sforza di guardarmi davvero. In realtà si capisce quando fingo, si capisce quando è cortesia, si capisce quando invece lo provo sul serio. Parole diverse; emoticon, anche; sguardi fissi; smorfie. Sono vera in ogni cosa che faccio. Metto me stessa anche in punto, in una virgola, in un gesto. In un "mi piace", pure quello. Ho messo me stessa anche in un titolo che apparentemente non c'entra niente con il contenuto del post. Sono stanca di sentire sempre la necessità di dovermi spiegare, di sentirmi non capita, di essere sempre io quella che deve adattarsi e mai gli altri. Per questo, con il tempo, sotto questo punto di vista sono cambiata radicalmente. Adesso, seppur io rimanga sempre quella persona che si sforza di capire, di non dare per scontato un comportamento altrui, ascoltare, capire, se permettete avrei un carattere anche io. Avrei anche io le mie necessità, i miei bisogni, i miei abbracci da completare, gli sguardi da evitare, il bisogno di qualcuno a cui parlare. Non odio, quello no. Odio è una parola grossa, pesante. Ho tanto odio verso me stessa che non me ne rimane neanche un pizzico per gli altri. Adesso lascerei volentieri che, ancora una volta come sempre,  i libri e la musica esprimano e spieghino ciò che sento.  A loro, a quelle parole, come già dissi, sento di potermi affidare. Ed è bello ritrovarsi fuori, conosciuta, almeno un po', almeno una volta. Mi mettono ordine dentro. Per ora però non è la cosa giusta, ho bisogno di sfogarmi senza farmi del male fisico. Lasciando anche, come accadrà, che gli argomenti si sovrappongano, di ricreare fuori la confusione che ho dentro. Ho le cuffiette alle orecchie mentre scrivo, una canzone scoperta oggi, "here I am" cantata da Marion Raven mi pulsa dentro da due ore ormai. Come al solito canzoni che capitano a pennello, questa poi è più che azzeccata. Con lo stesso titolo di un'altra, la differenza è che è per una persona soltanto. Mi accorgo che se lascio che smetta abbandonandomi ai rumori che ho attorno, tvrespiriportechesbattono, non riesco più a ritrovarmi. Premo play ancora una volta. Sono ad un punto di non ritorno. Vorrei spiegarmi in ogni mio dettaglio, ma continuo a sperare che qualcuno arrivi e riesca a dimostrare di conoscermi, sapendo anche, quindi, come dimostrarlo. Le persone deludono. Vado via, tranne per una. Le persone mi fanno arrabbiare, le distruggo lasciandoli a terra agonizzanti, tranne per una. Sono orgogliosa, tranne per una. "Occhio per occhio, dente per dente", tranne per una. E' questo l'amore, per una che muore. E' il pulsante caldo al centro del petto che non puoi far smettere di battere, altrimenti tutti i giorni passati diverrebbero giorni futili, inutili. E' questo l'amore, riuscire a sperare. Riuscire a provare. Riuscire ad abbracciare qualcuno e sentirsi a casa davvero, al caldo, completi. Senza respingere, senza non stringere. Guardarlo neglio occhi e non capire più niente. Stupirsidi se' quando si riesce a non scostare lo sguardo. Come al solito mi trovo a non trovare le parole, ad aver paura di inquinare un qualcosa di così bello con un qualcosa di così finto. Qui fuori. Quindi mi interrompo e non riesco a scrivere più. Ma devo provarci. L'amore che mi da la forza di non mollare, di continuare a tenerlo accesso, l'organo fisicamente piccolo quanto un pugno. L'amore che mi fa cadere, pieno delle sue presenze assenti quando si è distanti. Ma il male per me nei suoi occhi non riesco a vederlo. Sarò una stupida, un'illusa magari, ma non permetto che questa rabbia, questa delusione e questa me sbagliata vi si riversino. Anche se mi sento come se stessi cedendo. Io sono forte. In realtà, so bene quale altro motivo mi spinge a non cercarle le parole. Il fatto che vorrei che almeno l'unica persona che potrebbe conoscermi perfettamente, lo faccia. La cosa negativa ma che non essendoci non permetterebbe ciò, è che siamo dannatamente uguali in 'ste cose. E si, sono cambiata. E no, non in peggio. Perchè per una volta ho avuto il coraggio di non erigermi davanti una barriera, per una volta mi sono resa fragile, in tutto e per tutto. Umana in tutto e per tutto. Con dei sentimenti alla luce del sole. Come ho avuto il coraggio, grazie a lui, di guardarmi dentro e scoprirmi. E li ho, i coglioni che dice che affermo solo di avere. Lì ho perchè un altra al posto mio avrebbe gettato subito la spugna, un'altra al posto mio avrebbe lasciato che anche qualcosa di bello venisse oscurato dall'ipocrisia che domina. Sbaglio, a non spiegare nulla adesso. Sbaglio. Cambio argomento che è meglio, in realtà non è meglio però fa si che io non butti fuori davvero tutto. Quel che conta è conoscersi. Il prof di matematica dice che quest'anno sono nel mio mondo. Qualcuno mi dice che dovrei pensare un po' a me e non sempre agli altri. A me stessa dico che non ce la faccio a non aiutare il prossimo, magari con le mie stesse difficoltà, magari con difficoltà diverse. Faccio agli altri ciò che vorrei che qualcuno, almeno in parte, facesse a me. Nel bene e nel male. La sincerità, l'onestà, la verità. A voi dico che chiudo qui e smetto di scrivere e domani continuo. Il fatto è che per conoscermi bisogna leggermi tra le righe, non leggere lettere ma pezzi di me in ogni pixel che compone questo post. Il fatto è che mi fa male la testa. Il fatto è che mi sento come se una di quelle tante mine fosse esplosa proprio sotto i miei piedi e chi vuole intendere intenda come sempre. E per capirmi, il primo passo giusto è non guardare solo la me di adesso, ma anche quella di prima, in ciò che dicevo prima e che non è cambiato. In ciò che provavo prima e mi ha reso ciò che sono adesso. Pezzi di me che lascio ovunque, nella speranza che qualcuno li colga e li ricomponga, anche piccoli frammenti che messi insieme ne formano uno altrettanto piccolo, allo stesso tempo grande per me. E me lo dica. Mi dica, mi dimostri che è riuscito a vedere il mio volto, dietro la maschera che indosso.

©GiuxB.