venerdì 25 maggio 2012

Primo post. Mattina di venerdì 25 maggio 2012.

Primo post di tanti altri. Primo post di tante parole insanguinate, spezzate, tagliate, bruciate, piante, vomitate, mai dette.
Sono Giux, qualcuna di voi mi conosce già, per altre sono una delle tante che, come dice Laurie Halse Anderson nel libro "Wintergirls" urlano con le dita. Per chi non capisce sono inutile, sono da eliminare, essere come siamo per loro è un peccato, una pena che va scontata ingurgitando cibo forzato, legandosi attorno le loro catene e non uscire dalle loro regole. Poi più mangi e meno ti vedono. Più ingrassi e meno ti vedono. Più urli e meno ti sentono. Sei solo una pazza. Forse si, sono solo una pazza. O forse sono solo disperata. Sono Giux, ho 15 anni, a giugno 16 e un sacco di mostri in testa. Un sacco di voci che parlano, parlano, parlano, usano la mia voce. Mi conoscerete, in ogni post c'è sempre un pezzo grande di me, tutto ciò che sono.

Bene, per cominciare, oggi una vera merda già dalla mattina. Sveglia alle 5, la spengo, non voglio andare a scuola. Suona altre tre volte prima delle 5.40 ma io fingo di non sentirla. Come ieri, come gli altri giorni. Io sento tutto. Alle 6 mi alzo, sconfitta ed intenzionata ad andarci, le gambe mi portano in cucina. NO. NO. NO. Prendo due crostatine all'albicocca (166 kcal al pezzo) e le mangio. Lei inizia, è la prima voce a svegliarsi, mi da il buongiorno, "sei una vacca, stai ingrassando sempre più e non hai neanche il coraggio di pesarti, hai paura". Mi guardo allo specchio, schifo, attacco la piastra alla corrente, mi riguardo, le crostatine vogliono uscire, non posso vomitarle perchè mi sentirebbero. Stacco la piastra e torno a dormire. Penso di entrare in seconda ora, forse. Se non fossi costretta e se quelli del centro non rompessero con mille domande da aggiungere a quelle che già mi pongo.. non entrerei e basta. Finisco per alzarmi alle 7.05. Vado in bagno, mi lavo la faccia, i denti, attacco la piastra. Mi trucco. Mi stiro i capelli. Sono in ritardo anche oggi, mia madre mi urla contro perchè faccio sempre ritardo, le dico dietro cose che solo una mente malata come me può dire. Cose che mi fanno passare dalla parte del torto, o forse le fanno capire che in qualcosa ha sbagliato. Dicendomi "chiamo tuo padre" non aiuta sicuro. Perchè di colpi ne ho presi un sacco, cadendo, lacerandomi la carne, essere una delusione per lui sarebbe solo uno dei tanti altri. Sicuro che il treno lo perdo. Non mi piaccio per niente oggi, non meriterei neanche di vedere la luce. Non vedo la luce. Mentre metto i pantaloni non mi ricordo dei tagli sulla coscia. Sento bussare alla porta, entra Fra.Cosa ci fa qui? Non avrà mica intenzione di rimanere. Non può. Non ho ancora alzato i pantaloni, mia madre entra in soggiorno con lei, mi guarda e: "cosa ti sei fatta li?". Abbasso lo sguardo. "Niente". (Come si permette di farlo notare davanti a Fra che non si fa mai i fatti suoi?). Vado in camera, sapevo che mia madre mi avrebbe seguita. Seconda crisi di pianto. Inizio a dire che non la voglio in casa, che voglio essere tranquilla in casa e non dover pensare che lei può rubarmi qualcosa o farsi i fatti miei, poi l'avevo già detto mesi fa che non la volevo in casa da sola. Mia madre si lamenta, ma vedendomi insistere, va di la e fa la scenetta tipica di chi vuole prendermi per fessa. "No, Fabiana mi dispiace Giusy non vuole che rimani". Si, e io mi chiamo Fessa Pigliamiperilculo. Appena quella cosa esce dalla porta, continuo a lamentarmi. Perchè lo so che appena sarò uscita di casa la farà rientrare. Comunque la voglia di uscire va sottozero. Voglio proprio fargliela pagare. Quella qui non ci entra, non è un ostello. Mi lamento un po'. Un po' tanto. Mia madre davanti a mia sorella minaccia di chiamare mio padre, non può. Non deve. Esco dalla porta d'ingresso sbattendola e con le lacrime agli occhi. Non faccio neanche in tempo ad arrivare alla fine del corridoio che subito mi giro e torno dentro. Dicendo che io piangendo non esco, quindi prima mi calmo. Appena mia sorella esce di casa io e mia madre iniziamo a parlare, urlare, lamentarci. Lei è seduta in cucina, io in piedi davanti a lei, con lo zaino pesantissimo sulle spalle. Dice che andare al centro mi fa peggiorare, io rispondo che dipende e boh tutta una conversazione che riscriverla mi farebbe alterare solo di più. Comunque non capisce. Sono io quella che sbaglia. Ma cosa ci posso fare, io non so parlare di me ad alta voce. Non mi sento ascoltata. Quindi o finisco per dire cose che non penso o finisco per non parlare e basta. Mi da la colpa per il ritardo, le dico che non è colpa mia, se non tornassi tardi dal centro andrei a letto prima. Le butto sugli occhi ciò che penso, ma lei è del genere: "non parlo, non vedo, non sento". Andare al centro cosa mi sta cambiando? Niente. A cosa mi serve stare tutto il giorno soppressa tra quelle mura troppo piccole, più grassa perfino delle psicologhe e delle operatrici? Tornare a casa la sera e non potere far nulla. Lei dice che mio padre vuole parlare con la psicologa perchè, oddio si è accorto che ogni sera piango, che io non parlo se loro non mi cavano le parole fuori di bocca, che sto male ma non lo dico. WOW. Alla buon'ora si sveglia. Comunque accetta di farmi rimanere a casa e non lo dirà a mio padre, ci penseremo poi a parlarne insieme al centro, credo. Ma lei poi che ne sa? Che ne sanno loro del perchè non voglio andare a scuola? Che ne sanno loro che non è che non voglio andare a scuola, ma non voglio proprio uscire? Dovrei anche sopportare di entrare in quella classe (fortunatamente non tutte) di false, ipocrite, galline. Non ragionano sulle cose. Giudicano, giudicano, giudicano. Sono magre, tutte quante più magre di me. Mi sbattono in faccia la loro famiglia felice. Il loro mangiare senza problemi. Il loro essere accettate. Mi dicono di mangiare, poi quando prendo una barretta energetica alla macchinetta e ci metto 20 minuti per finirla, appena solo me la vedono chiusa in mano sono pronte a farmi sentire una merda: "oooh, Giusy che mangia". E la voce inizia a ridere. I mostri cantano, i mostri urlano, i mostri mi sotterrano. Ridono di me. Tornando ad oggi poi passiamo all'argomento Fra e mi dice che avrei potuto farla rimanere, dato che ci sono anche io in casa. Io contesto, no, non la voglio proprio in casa. E mia madre che si fa sfruttare. Mia madre che mi dice: "ma lei non viene quando ci sei tu perchè la tratti male, perchè non le parli, perchè la ignori". "Se lo merita". Discorsi chiusi, dopo essere uscita di casa dieci minuti prima, mia madre è tornata con quella falsa, traditrice, dovrebbemorire Fra, dicendo: "Giusy, Fabiana vorrebbe parlarti". Io: "NO." Mi metto ad urlare, mi altero. Non possono rovinarmi la giornata già di prima mattina! Non ne hanno il diritto! Urlo, piango, urlo. Mia madre e miss posso giudicare chi voglio escono di casa. Continuo a piangere, urlare più forte di prima. Le chiavi che ho in mano le lancio contro il calorifero. Prendo i cuscini e li scaravento a terra. Lo zaino. La sedia del pc. Mi sono buttata sul divano a piangere, rannicchiata, tenendomi le ginocchia. La voglia irrefrenabile di graffiarmi la carne. Piangendo frasi come "non voglio vomitare anche oggi, non posso, non voglio tagliarmi." Urlavo, pochi minuti dopo è rientrata mia madre. Dicendo che sono una pazza, che io non dovrei stare al centro dove sono ora ma in una clinica psichiatrica. Che se non la smetto chiama mio padre. E chissenefrega! Smetto di piangere, mi limito a singhiozzare. Le urlo: "lo so, sono pazza, mandami in un ospedale psichiatrico, non dirlo e basta!". Lei "Ah bene menomale che lo sai. Bah non ho parole." Esce di casa. Accendo il pc, ho bisogno di scrivere e dirlo quello che penso.
Devo aspettare le 9 per potermi sentire leggera, senza quelle due crostatine che mi girano per lo stomaco, ingrassandomi. Devo aspettare le 9 perchè così sarò sicura che mia madre non entrerà più.
Mentre scrivo questo post, come non detto verso le 8.30 rientra, dicendo che sta andando. Mi chiede quando andrò al centro e perchè non vado alle 9. "Devo prima vomitare le crostatine e poi posso uscire di casa". Ovviamente la mia risposta non è questa. "Non ho voglia di andare così presto, prendo quello delle 10."
Ho finito, sono le 9 passate, vado a fare quello che devo fare da ore.
Sono stanca di tutto questo, stanca di non poter parlare. Ma se parlo ferisco. Se parlo faccio la figura dell'egoista.
A 'stasera.

©GiuxB.

1 commento:

  1. anche io se potessi non andrei a scuola ...sono tutti subito pronti a commentare ciò che fai e ciò che non fai .

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